GLI SPECIALI
Speciale handicap
I link dei nostri amici
Mandaci un articolo scritto da te

Leggete i vostri articoli

Forum discussioni aperte
Archivio arretrati e ricerca

I ragazzi di San Pedro 

Prima puntata del nostro reportage dalla Bolivia. A La Paz, la capitale, c'è uno strano carcere, in apparenza “umano”. Ma dove i diritti dei minorenni non sono rispettati
di Francesca Capelli - francesca.capelli@ragazzinet.it
Iniziare un reportage a puntate parlando di un carcere. E per di più su un sito per ragazzi. Può sembrare una cosa fuori luogo. Tutt'altro. Perché il carcere di cui parliamo - quello di San Padro a La Paz, la capitale della Bolivia - è un luogo molto particolare e insolito. E perché i ragazzi c’entrano, purtroppo. Eccome.
A prima vista, i detenuti del San Pedro possono apparire dei privilegiati. All’interno del carcere non ci sono guardie e i prigionieri sono in possesso delle chiavi della loro cella.

Mogli e figli possono abitare all’interno del carcere (loro, ovviamente, entrano ed escono a piacimento), che è diviso in “quartieri”, organizzati con negozi, bar, piccoli ristoranti, laboratori di artigianato, sale da biliardo, aule scolastiche. E l’immancabile campo da calcio, con tanto di campionato interno. Descritto così sembrerebbe quasi un luogo piacevole. Ma non lo è. Innanzitutto per il sovraffollamento: gli spazi di San Pedro sono adatti a 700 persone, mentre a viverci sono in 1200. Inoltre i carcerati devono pagarsi tutto, dalla cella al cibo. Il governo, infatti, può spendere per ogni detenuto circa mezzo euro al giorno (il prezzo di un pasto).

Così, chi ha soldi, può permettersi di affittare o addirittura comprare una cella "privata", magari con bagno. I poveri dormono in celle collettive, oppure sul pavimento, all’aperto (e a La Paz, a 3.600 metri di altitudine, di notte fa freddo, per non parlare della stagione delle piogge, quando il clima è meno rigido, ma… umido!). Per vivere, fanno lavoretti e commissioni per gli altri detenuti. I più fortunati sono quelli che conoscono un mestiere, per esempio quello di falegname o fabbro, perché possono guadagnare un po’ di più.

All’interno del carcere, poi, è diffusa la violenza (come in tutte le prigioni) ed è facilissimo procurarsi droga (per lo più “pasta base”, ottenuta dagli scarti della lavorazione della cocaina). La maggior parte dei detenuti sono “dentro” per reati legati al traffico di stupefacenti.
L’aspetto più grave è che a San Pedro, insieme con gli adulti, sono reclusi anche i minorenni. “Ragazzi di 15-16 anni che, secondo la legge boliviana, non dovrebbero nemmeno stare qui, ma in centri riservati ai minori”, spiega Riccardo Giavarini, un volontario italiano che da 30 anni, con la sua famiglia, vive e lavora in America Latina.

Riccardo è responsabile di una ong che si chiama Mlal (Movimento laici america latina), nata nel 1967, molto attiva – tra l’altro - nel campo dei diritti umani. Porta avanti progetti di sviluppo in 13 paesi dell’America latina.
La legge boliviana afferma che i minori non possono scontare la loro pena con gli adulti. Ma almeno in 521 casi questa legge non è rispettata. “E finché i ragazzi condivideranno il carcere con uomini adulti, il loro recupero sociale non sarà possibile”, continua Riccardo.
Il Mlal è presente all’interno di San Pedro, dove organizza – tra mille difficoltà – attività per i ragazzi: formazione professionale e scolastica, assistenza psicologica, sostegno legale, attività ricreative e culturali (sport, musica, teatro, pittura…). Malgrado gli sforzi dei volontari, la “concorrenza” dell’illegalità è fortissima. In carcere i giovani si procurano droga e si adeguano alla legge del più forte, al codice della violenza e dell'illegalità.
Per questo il Mlal sta tentando di costruire, a 30 chilometri da La Paz, un centro di reinserimento sociale per i minorenni che hanno infranto la legge.
"Sarà un luogo dove scontare la pena in modo produttivo in un ambiente protetto", dice Riccardo. " I ragazzi potranno studiare, prepararsi, scoprire i concetti - e la pratica - di diritti e doveri".
Il progetto è appoggiato dall’Unione europea e dalla Conferenza episcopale italiana. Il problema, ancora una volta, sono i soldi. La costruzione è bloccata da tempo e se non si trovano in fretta i fondi necessari si rischia di mandare a monte tutto il progetto.
Per maggiori informazioni e per contribuire, puoi rivolgerti alla sede italiana del Mlal, a Verona, tel. 045/8102105, sito Web: www.mlal.org, E-mail: info@mlal.org.
Per ingrandire le foto e scoprire che cosa rappresentano, cliccaci sopra.
Nel prossimo numero, una nuova puntata del nostro reportage dalla Bolivia.

Prima Pagina