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Cittadini del mondo,
costruttori di pace |
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Da 50 anni, Intercultura offre ai ragazzi
italiani di vivere un anno scolastico all'estero, per scoprire
un altro paese. E crescere senza paura di confrontarsi con la
diversità |
di
Francesca Capelli -
francesca.capelli@ragazzinet.it
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Hai mai pensato all’opportunità di passare un anno
scolastico all’estero? Vivere in
famiglia e frequentare una scuola del luogo.
Un’esperienza che non solo ti permetterà di visitare un
altro paese e impararne la lingua. Ti farà crescere, guardare gli altri negli occhi, conoscere il mondo per non averne più paura.
Per uscire dalle sicurezze dei pregiudizi e
delle abitudini e confrontarsi con culture, modi di
vivere, religioni diverse. Dovrai essere disposto ad
accettare un rischio: mettere in discussione te stesso e
la tua visione del mondo. |
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Ma l'opportunità è molto più grande: provare a costruire la pace e il
dialogo non gettando bombe, ma conoscendo la diversità e
accettandola.
Se tutto questo ti interessa, Intercultura è l’organizzazione
che fa per te. Presente in Italia da 50 anni, elabora programmi di studio all’estero e
seleziona gli studenti che (di solito al quarto anno delle
superiori) vogliono fare questa esperienza.
Chi può raccontarla meglio di chi l’ha provata di
persona? Per questo abbiamo intervistato Silvia Gambino,
18 anni, di Borgo Val di Taro (Parma). Frequenta la
quinta liceo linguistico e ha passato lo scorso anno
scolastico in Tunisia, ad Hammamet.
Perché la scelta della Tunisia, un paese arabo?
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Una prof. aveva portato a scuola dei
volantini di Intercultura. Ne ho parlato con mia madre,
che mi ha detto
che anche lei, alla mia età, avrebbe voluto fare questa
esperienza. Mi ispiravano i paesi arabi e la Tunisia era
l’unico disponibile.
Sui rapporti tra occidentali e arabi, dopo l’11 settembre e
la guerra in Iraq, si è detto di tutto. Non avevi paura?
Non in quel senso. Nel mio paese non ci sono
moltissimi immigrati e i rapporti con gli italiani
sono quasi sempre buoni. |
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Mi faceva più “paura” l’idea di un anno intero lontano da
casa, in una scuola nuova, con compagni che non conoscevo, in
una cultura lontana dalla mia.
E poi?
Un anno sembra lungo, ma passa in fretta. Intercultura
ha anche programmi di 2-3 mesi, ma non è detto che le
cose siano più semplici. C’è meno tempo per integrarsi,
sia a scuola, sia nella famiglia. Parlaci di questi due
aspetti.
La mia famiglia locale in realtà era composta soltanto
da una signora divorziata, la mia “mamma” per un anno,
con due figli all’estero per motivi di studio. Lavora
come direttore finanziario in un hotel. La scuola era il
liceo di Hammamet, frequentato da ragazzi e ragazze.
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Mi hanno messa all’indirizzo
scientifico perché ha più materie in francese. Con i programmi di matematica e scienze erano più avanti di me e
ho faticato un po' a stare al passo.
Come hai vissuto, da un paese arabo, tutto quello che è
successo l’anno scorso in Iraq?
Da lontano. I tunisini non sono molto attenti
all’attualità, vivono in una dittatura mascherata
da democrazia e tendono a occuparsi più
della loro vita privata che di quella pubblica.
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Certo, mi avevano detto di essere contro l’occupazione
americana, ma ci tenevano anche a far sapere di essere “diversi”
dagli iracheni per tradizioni e stili di vita, malgrado la
comune religione. Sono invece molto sensibili ai problemi della
Palestina.
Avete parlato di
religione?
Mi hanno chiesto informazioni sul cristianesimo e me
ne hanno date sull’Islam, che considerano la religione
più “perfezionata”, perché è arrivata dopo
giudaismo e cristianesimo. Bibbia e Torah sono libri
“preparatori” al Corano. In fondo i cristiani hanno lo
stesso atteggiamento con gli ebrei.
Ti sei mai scontrata con il problema del velo?
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| La mia compagna di
banco avrebbe voluto andare a scuola velata, ma la
legge non lo permette nei luoghi pubblici e negli
uffici e ogni volta erano pianti di vera
disperazione. Anche la mia “mamma” tunisina lo
porta. E’ una dirigente e per lei al lavoro facevano
un’eccezione, ma sapeva di essere “sorvegliata”. Né
lei né la mia compagna sono certo cospiratrici
terroriste, ma solo donne che volevano vivere la
loro religione. Io credo che tutte
le donne, in qualsiasi paese, dovrebbero avere la libertà di
vestirsi come vogliono. |
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Ti sei mai sentita a disagio?
Una sola volta, a casa della mia compagna di banco. Neppure lì
si è tolta il velo, perché diceva che non voleva mostrarsi a una
persona non musulmana. L’abitudine a non "disvelarsi" davanti a
chi non è musulmano ha una radice storica: era consigliato
alle donne musulmane per evitare di essere notate per la loro
bellezza, rapite e vendute ai bordelli, in tempi antichi.
Poi è rimasta come consuetudine.
Come sei cambiata dopo questa esperienza?
Mi sento più grande. Ho imparato a essere paziente per
raggiungere i traguardi. Al ritorno si ricordano solo
i momenti belli, ma non è sempre tutto facile: a
scuola, in famiglia, con gli amici e con la lingua ci
sono stati giorni durissimi.
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A volte mi prendeva la rabbia, la voglia di
andarmene, di rivendicare la mia cultura e rifiutare quella
degli altri. Ho imparato a esprimere le mie ragioni e a
mantenere le mie posizioni senza contrapporre muro contro
muro. Un caso tra tutti, l’abbigliamento. Ho capito che
accettare di portare una maglietta un po’ meno
scollata per non offendere la sensibilità altrui
non è una debolezza: così ho fatto contente
altre persone e non ho rinunciato a niente di
importante. |
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Sono
anche migliorata in geografia. Ora so collocare i paesi su una
cartina. Non è un caso. E’ aumentato il mio interesse per gli
altri. Non per questo mi considero un’esperta, nemmeno del mondo
arabo, che è un universo complesso sul quale io mi sono appena
affacciata.
Durante l'anno in Tunisia, Silvia ha partecipato con un suo
tema al concorso “Peace through understanding” (pace attraverso
la comprensione) aperto agli studenti di
Intercultura per favorire la riflessione sulla costruzione del
dialogo internazionale, attraverso esperienze di vita in un
altro paese. Tra gli oltre 300 temi arrivati, si è classificata
al primo posto.
Se vuoi leggere il suo tema,
CLICCA QUI.
Se vuoi sapere come partecipare a un programma di Intercultura
(alcuni bandi sono ancora aperti) o vuoi conoscere meglio questa
organizzazione, visita il sito
www.intercultura.it
(qui sopra).
Per ingrandire le foto e scoprire che cosa rappresentano,
cliccaci sopra. |
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