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L'Africa nera si tinge di rosa |
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Il continente non dorme più e, la sveglia,
l'hanno data le donne. Dalle elezioni in Liberia
a quelle in Tanzania, è in atto un cambiamento che non si
fermerà più |
Da
Cristina Riva |
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L’Africa ci viene sempre presentata
come un continente ridotto in miseria, devastato dalle
malattie, dalle guerre civili, diviso in tribù che
praticano ancora autentiche torture sulle donne. Questa
realtà africana esiste, ma ne esiste anche un’altra, un
aspetto dell’Africa che le televisioni e i quotidiani
non ci mostrano: l’Africa all’avanguardia, che lotta per
la propria economia e per la democrazia. Per fare un
esempio che stupirà tutti, la Borsa del Ghana nel 2003
ha registrato la più alta crescita al mondo, con un
guadagno annuo per chi investe, del 144 per cento. Ma questo dato
non lo sentirete mai ai telegiornali. Come non sentirete
mai chi ha vinto le elezioni in Liberia, che hanno avuto
spazio sui media solo per la candidatura di George Weah,
ex attaccante del Milan. Eppure in queste elezioni è
successo un fatto straordinario e importante non solo
per la Liberia, ma per tutto il mondo: Weah è stato
battuto da una donna. Ellen Johnson-Sirleaf ha vinto con
il 59,4 per cento dei voti ed è il primo presidente donna della
storia africana. Ma non è tutto: in Africa ci sono
decine di milioni di telefoni cellulari e computer; il Botswana, patria dei boscimani,
è il Paese con il maggior sviluppo finanziario degli
ultimi anni; Mohammed
VI, re del Marocco, sta attuando una modernizzazione del
Paese, con una nuova costituzione e più diritti alle
donne. Le donne... Ecco la sveglia dell’Africa! Le donne
africane, che generalmente si pensano prive di diritti e
intraprendenza, stanno battendo le donne occidentali: si
mettono in proprio, non accettano più di sposare
qualcuno che non vogliono sposare, vivono addirittura da
sole. Per citare qualche esempio, Apolonie Egoume lavora
nel Gabon e scolpisce il legno e lo dipinge con colori
leggeri e chiari che per lei simboleggiano la speranza e
la riconciliazione fra gli africani. Elisabeth Oumpouma
è il primo sindaco donna di Ombué, sempre nel Gabon; si
è sempre battuta per la parità dei diritti fra uomini e
donne e ora potrà farcela. Ribellione? Un gruppo di
donne nel nord Kenya, dopo essere state ripudiate dai
mariti perché sono state stuprate, hanno creato un
villaggio solo femminile: ospitano i turisti, fanno da
guide e addirittura hanno guadagnato talmente tanti
soldi da potersi permettere il "servizio di
pulizia”... formato da soli lavoratori uomini.
Ma l’esempio più incredibile di forza femminile si è
verificato in Tanzania dove, per la prima volta
nella storia del Paese, una donna - Anna Claudia Senkoro
-
si è candidata alla presidenza. Non solo. Addirittura molte
altre donne si stanno candidando per quel 30 per dei posti
destinati a loro nel Parlamento.
Tutte queste nuove
donne in carriera, qualcuno le dovrà pur vestire. Sono
comunque donne del XXI secolo con una vita pubblica.
Ebbene ci pensa Dokii, alias Ummi Lusanga, giovane
stilista di successo, appena ventiseienne, che ha creato una
propria linea di vestiti. Li vende principalmente alle
nuove signore dell’Africa.
Dokii voleva fare l’attrice, ma poi il suo commercio nel
campo della moda è esploso. Così ha abbandonato l’idea di
Hollywood e si è dedicata totalmente alle sue creazioni.
Ora Dokii, nella capitale Dar el Saalam dove vive e
lavora, ha due negozi e un laboratorio e ha alle proprie
dipendenze ben cinque persone, più le sue modelle. “La
ragazza prodigio”, “la regina delle passerelle”, “la
nuova stella della moda africana”, come viene spesso
descritta, in realtà costruisce i suoi abiti sulla base
del kikoi, tipico abito dell’Africa orientale. Il kikoi
può essere indossato in più di cinquanta modi diversi, e
Dokii li crea tutti, stando molto attenta a ciò che
vogliono le clienti: ad esempio usa una stoffa più
leggera per le ragazze giovani, in modo che risaltino le
loro forme, mentre per le donne sposate o più anziane
ricorre a un
materiale più pesante e coprente, nel rispetto delle
loro tradizioni. E a proposito delle loro tradizioni, Dokii definisce i suoi abiti “l’unione fra i contrasti
dell’Africa e le sue tradizioni”: i teli sono semplici,
ma con ricami e colori sempre diversi. E pensare che la
Tanzania è uno dei Paesi più poveri al mondo, o forse è
meglio dire era... |
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