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La "Resistenza" della memoria

Il 25 aprile l'Italia ricorda la liberazione dalla guerra e dalla dittatura. Avvenuta in primo luogo grazie alle lotte dei partigiani. Ecco un itinerario sulle tracce della storia 
di Marco Fantechi - marco.fantechi@ragazzinet.it
Sessant’anni ci separano dal 25 aprile 1945, quando l’Italia ritrovò la libertà dalla guerra e dalla dittatura fascista. Grazie all’intervento degli eserciti alleati, ma soprattutto grazie alla Resistenza e alla guerriglia dei partigiani. Eppure, oggi, il 25 aprile rischia di diventare una giornata di commemorazione qualsiasi, attesa dai ragazzi più come vacanza da scuola che per il suo significato storico. Per questo ti proponiamo un itinerario nella storia della Resistenza, in Emilia, una regione- simbolo, per il suo contributo alla lotta di liberazione.

A Gattatico (Reggio Emilia), c’è il museo dedicato ai fratelli Cervi, ricavato dalla loro vecchia casa. Ospita anche un centro studi e un archivio storico. I sette fratelli Cervi nascono in una famiglia contadina. Grazie all’impegno politico di uno di loro, Aldo, negli anni ’30 la famiglia intera aderisce al Partito Comunista Italiano e all’impegno antifascista. 

Durante al seconda guerra mondiale la loro casa diventa un centro di lotta politica, fatta di diffusione della stampa clandestina e di raccolta fondi per aiutare i perseguitati politici e le loro famiglie. Dopo l’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio, sono sempre i Cervi ad aderire alle prime cellule partigiane della zona di Reggio Emilia. Ospitano dirigenti antifascisti in clandestinità e soldati italiani, russi, polacchi, inglesi, sudafricani, francesi, americani, fuggiti dai campi di prigionia, poi nascosti in altre case contadine. 

A causa di queste attività, dopo una spiata, la mattina del 25 novembre 1943, la casa dei Cervi viene circondata dai repubblichini (le truppe italiane collaborazioniste  dell’occupante nazista). I sette fratelli, il padre Alcide e gli altri uomini presenti vengono arrestati, caricati sui camion e portati in città, a Reggio Emilia, nel carcere politico dei Servi. 

Ci furono tentativi, falliti, di farli evadere. Poi, il 28 dicembre 1943, i sette fratelli vengono fucilati (con il partigiano Quarto Camurri) , ma la madre, Genoveffa Cocconi, per molto tempo non ha notizie ufficiali della sorte dei figli. Più tardi saprà della fucilazione e del luogo di sepoltura da un secondino delle carceri, ma le sarà impedito di recuperare i corpi. Il padre Alcide, ancora in carcere, pensa invece che i figli siano ancora vivi. Tornato a casa, la moglie gli tiene nascosta per settimane la verità. 
Per la famiglia Cervi sono mesi durissimi, a causa delle persecuzioni da parte delle autorità fasciste, superate grazie alla solidarietà dei vicini. Tanto che il 15 novembre 1944, la signora Genoveffa muore di crepacuore. Solo dopo la liberazione, nell'ottobre 1945, le spoglie dei Cervi e di Quarto Camurri vengono riesumate e risepolte dopo un funerale solenne.  
Alcide Cervi, sopravvissuto alla perdita dei figli e della moglie, diventa un simbolo della Resistenza italiana. Morirà il 27 marzo 1970, a 95 anni. Ai suoi funerali, sempre a Reggio Emilia, partecipano 200 mila persone provenienti da tutta Italia.
Una storia come questa vale la pena di fare una visita al Museo Cervi, in via Fratelli Cervi 9, a Gattatico (Reggio Emilia), tel. 0522/678356, www.fratellicervi.it , E-mail: museo@fratellicervi.it
Il museo è aperto tutto l’anno, ma informati sugli orari, che cambiano a seconda della stagione. In questo periodo vanno dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19. E’ chiuso i lunedì non festivi, il 25 e 21 dicembre, il 1 gennaio. L’ingresso è gratuito a offerta libera. La visita è sempre guidata, con la possibilità di vedere filmati e documentari. 

Per gruppi e scuole serve la prenotazione. Il museo organizza anche un ricco programma di attività didattiche: dai percorsi di approfondimento storico ai laboratori teatrali.
A Parma, non lontano da Reggio Emilia, è aperta fino al 30 aprile la mostra fotografica “Le ferite della guerra”, con le immagini dei bombardamenti alleati sulla città nel 1944.
Le fotografie mostrano le distruzioni provocate dai bombardamenti, a cui si aggiungono le immagini della ricostruzione e le dettagliatissime planimetrie che erano a disposizione delle truppe aeree alleate, ricavate da fotografie scattate durante volti a bassa quota. Il tutto è completato da una sezione multimediale con ricostruzione virtuale della città.
La mostra è stata organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali – Servizio Eventi e Mostre, dalla Compagnia Generale Riprese Aeree, dalla Fondazione Monte di Parma e dall’Università di Parma. E’ ospitata nella Galleria S. Ludovico di Borgo Parmigianino 2/b. L'ingresso è gratuito.
Per le scuole sono possibili visite guidate (su appuntamento). 
La mostra è aperta tutti i giorni tranne il martedì dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19. L’ingresso è gratuito. Per informazioni: Silvana Randazzo, Servizio Eventi e Mostre del Comune di Parma, tel. 0521/218669, E-mail: s.randazzo@comune.parma.it.  
Per ingrandire le foto e scoprire che cosa rappresentano, cliccaci sopra.

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