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Barriere architettoniche o barriere digitali?

Internet può facilitare la vita di anziani e disabili. Ma non tutti i siti sono accessibili a chi è in difficoltà. E sono ancora poche le iniziative per risolvere il problema
di Bianca Raimondi - bianca.raimondi@ragazzinet.it

Abbiamo parlato spesso delle barriere architettoniche, che complicano la vita e gli spostamenti dei disabili. Ma anche Internet può avere le sue "barriere digitali”, che limitano la possibilità di navigare o di compiere operazioni online. 
Tutti i siti dovrebbero avere una caratteristica che si chiama accessibilità. Potrebbero così essere utilizzati da tutti, anche da chi ha un handicap (per esempio è cieco o non può usare le mani) e da chi possiede un computer vecchiotto e lento. 

E’ un problema molto diffuso, se pensiamo che i disabili italiani sono circa 3 milioni e, tra loro, 530 mila utilizzano Internet. A questi si aggiungono 130 mila anziani che usano il computer (magari quello di “seconda mano” che il figlio o i nipoti hanno sostituito con un modello più nuovo). Sono persone che meritano attenzione e  rispetto. Chi progetta i siti dovrebbe tenere conto dei  problemi di vista o si movimento di queste persone o del fatto che non hanno dimestichezza con i programmi recenti. 

I siti che dovrebbero garantire a tutti i cittadini la massima accessibilità sono quelli delle istituzioni e degli uffici pubblici. Invece sono poche le pubbliche amministrazioni che si sono dare da fare per rendere i loro siti aperti a tutti. Secondo una recente indagine, tra i migliori ci sono quelli del Comune di Bologna (www.comune.bologna.it, in alto), della Regione Valle d’Aosta, della Provincia di Bergamo, dell’Inps (l'ente che dà le pensioni), del Senato (www.senato.it, a destra). 

Anche le banche dovrebbero adeguarsi, visto che molte operazioni (come fare un pagamento o controllare quanti soldi ci sono sul conto) si possono fare online. E’ comodo per tutti, perché fa risparmiare molto tempo. Ma è una grande opportunità per un disabile o un anziano, che può avere difficoltà a uscire di casa. La Banca Popolare di Milano, per esempio, sul suo sito ha creato il servizio www.webank.it/accessibile (nella foto qui sotto), che elimina le barriere digitali.

Può essere utilizzabile con sintetizzatori  vocali (dispositivi che permettono di dare con la voce il comando al computer), software per non vedenti, ingranditori di schermo. Ma il servizio si rivolge a tutti e così, entrando nel sito, si può scegliere tra la versione “classica” e quella accessibile, per compiere operazioni come pagare tasse e bollette, ricaricare il cellulare, chiedere un nuovo libretto degli assegni e farselo spedire a casa. 

Purtroppo sono ancora poche le banche che garantiscono l’accessibilità dei loro siti. Ricordiamo, oltre alla Popolare di Milano, la Popolare di Sondrio. Altre (Banco di Brescia, Monte dei Paschi, Bnl…) hanno creato sportelli bancomat (quelli da cui si possono prelevare soldi) adeguati alle esigenze dei disabili. Per esempio, più bassi e raggiungibili anche da una carrozzina, o con una voce registrata che guida i non vedenti nelle operazioni. Ma la strada da fare è ancora tanta. 

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